Audio 3D: Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso

images?q=tbn:ANd9GcQ_bYUqAVHD9tTIsfLs8KmMp00eL1k6mwBLkBPZZ_y404dzn-qWIl termine “3D audio” o meglio audio tridimensionale, in Italiano, si sta avviando verso una grama sorte già toccata in passato al termine “multimediale”. Presto sarà completamente inutile o addirittura sinonimo di ambiguità, vessillo dell’indefinibile, indice di approssimazione.

Questo perché tutte le aziende, i sound designer e gli sviluppatori che improvvisamente si rendono conto dell’obsolescenza ormai conclamata della tecnologia di registrazione e riproduzione stereo, vengono immancabilmente presi dalla smania di impossessarsi del diritto esclusivo ad utilizzare la suddetta definizione in quanto eletti e prescelti da chissà quale divinità ancestrale protettrice del suono che ci circonda.

Perché in fondo di questo si tratta, l’audio 3D è semplicemente quello che ascoltiamo quotidianamente in ogni luogo, per dirla alla Murray Schafer, è il nostro paesaggio sonoro mondiale. Quando ci troviamo al chiuso, qualsiasi vibrazione impressa all’aria racchiusa con noi nell’ambiente viene riflessa dalle pareti, dal soffitto e dal pavimento, e noi la interpretiamo con il nostro sistema uditivo che riceve tutte le vibrazioni provenienti, rispetto alla nostra posizione, dal basso, dai lati e dall’alto. In parole povere, ascoltiamo in 3D. All’aperto, il discorso non cambia e in più abbiamo maggiori probabilità di ricevere delle onde sonore generate direttamente da entità che si trovano ad un livello più alto di quello occupato dalle nostre orecchie, che, a seconda della conformazione più o meno adatta della loro pinna, saranno più o meno in grado di rilevare la provenienza di questi suoni “altolocati” 🙂

Quindi, mi dispiace deludere i miei colleghi compositori, gli sviluppatori di software, algoritmi e hardware audio pseudo 3D e i creativi che riponevano le speranze di successo della loro più recente campagna marketing in quel termine tanto abusato; tutto ciò che ascoltiamo è 3D, anche le registrazioni riprodotte in mono o stereo. Perché anch’esse perverranno al nostro sistema uditivo accompagnate dalle loro belle riflessioni e dai suoni incontrollabili dell’ambiente che ci circonda. Ora una particolare genìa di depositari esclusivi del sapere audiofilo starà sorridendo beffarda pensando di aver capito tutto della vita perché loro hanno sempre sostenuto la validità dell’ascolto in cuffia. Non preoccupatevi, non si rendono conto che il loro è forse l’ascolto meno reale che si possa ottenere sulla faccia della terra attualmente, falsato com’è dall’occlusione fisica dei loro padiglioni auricolari causata dall’uso stesso della cuffia, più o meno aperta che sia…

Torna utile comunque la loro illusione, per introdurre un altro tipo di simulazione, quella che più si avvicina all’ascolto reale di cui parlavo in precedenza, il vero audio 3D. “Se vuoi essere sicuro che un suono provenga da una certa direzione, mettici una cassa.” affermava un esperto e famoso sound designer un tempo. Ebbene, l’unico modo valido per realizzare una simulazione realistica di un vero paesaggio sonoro naturale, quindi 3D, è mettere più casse possibili intorno all’ascoltatore ma su due o più livelli di altezza. Punto.

Se poi utilizzerete anche un numero sufficiente di algoritmi di psico-acustica per simulare la presenza di suoni anche negli spazi tra una cassa e le altre, bravi, bene, meglio ancora. Ma leggete attentamente le avvertenze e le modalità d’uso quando vi propongono un qualsiasi tipo di prodotto per l’audio 3D, se i diffusori acustici sono meno di cinque e oltretutto sono disposti in piano, il 3D, potrete soltanto immaginarvelo.

Audio 3D: Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’usoultima modifica: 2011-04-08T18:30:00+00:00da luigiagostini
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5 pensieri su “Audio 3D: Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso

  1. Sono d’accordo con te: nulla è più tridimensionale della realtà! 😉
    Tuttavia, sembra che tu non abbia mai ascoltato qualche registrazione binaurale… in cuffia, ovviamente.
    Prova a farlo – troverai numerosi esempi sul mio umile sito, alla pagina “mp3 audio” – e fammi sapere se riscontri anche in essi l’effetto “occlusione fisica” di cui parli nel tuo interessante sfogo.
    Grazie per l’attenzione,
    con rispetto,
    Franko
    (www.terzoorecchio.com)

  2. Ciao Franko,
    ti ringrazio per il tuo commento inanzitutto.
    Avevo già ascoltato sia gli esempi sul tuo sito, che non trovo umile bensì molto interessante e utile, sia altri che si trovano in rete e purtroppo devo dire che anche il binaurale non mi soddisfa completamente. Funziona abbastanza bene soltanto in cuffia, e soltanto se si riascoltano registrazioni fatte con microfoni speciali come quello che usi tu fino ad arrivare al nuovissimo 3D Virtual Microphone della RAI. http://youtu.be/nrdO3g36v2E
    L’immagine frontale in particolare mi sembra carente, in cuffia.

    L’ascolto in cuffia poi è in antitesi con la mia idea personale (quindi opinabile) di paesaggio sonoro 3D. Per me l’ascolto deve essere il più possibile svincolato da qualsiasi orpello o costrizione fisica, non sopporto più neanche la frontalità dell’immagine stereo o l’obbligatoria posizione centrale dei sistemi surround. Quando realizzo i miei lavori, consapevole dei miei limiti e di quelli della tecnologia che utilizzo, mi sforzo il più possibile di realizzare degli ambienti con molteplici piani e fronti di ascolto contemporanei, per avvicinarmi il più possible ad una ascolto “reale”.
    Ultimamente sto sperimentando l’unione di varie tecnologie, dall’Ambisonics e il binaurale per la registrazione, al nostro 3D-EST e al DTS per l’elaborazione creativa del soundscape.

    Grazie e buona ispirazione,

    Luigi

  3. Grazie a te, esimio Luigi, per la cortese risposta e per le belle parole. 🙂
    Tuttavia continuo a ritenere umile la mia ricerca, soprattutto in confronto ai vostri ammirevoli progetti di alta tecnologia: in verità, tecnicamente parlando, io sono un inguaribile minimalista, decisamente più attratto dal cercare di catturare la “componente emotiva” insita negli eventi acustici, piuttosto che dedicarmi ai complicati aspetti scientifici e tecnologici sulla loro ripresa e diffusione nell’ambiente, cosa che voi affrontate invece con grande perizia e competenza.
    In altre parole, voi siete degli ingegneri progettisti, io un semplice artigiano autodidatta.

    Riguardo alla “carenza frontale” delle riprese binaurali anch’io la pensavo come te, ed infatti ho realizzato qualche semplice esperimento di integrazione con riprese video stereoscopiche e monoscopiche (vedi: http://www.youtube.com/watch?v=EkQhAzKj4p0 e seguenti), intuendo che forse il “difetto” non risiede nel sistema di ripresa e/o riproduzione, ma nell’incapacità del nostro cervello nel riconoscere come frontale un suono di cui non vediamo la fonte (tant’è che, come ben sai, al di fuori del campo visivo le registrazioni binaurali sono davvero convincenti).
    Questi esperimenti sono, peraltro, discretamente riusciti, a dire dai commenti di chi li ha fruiti e nonostante la difficoltà ad “incrociare gli occhi” per apprezzare la profondità delle stereocoppie.

    Ma, proprio pochi giorni fa, ho avuto un’interessante quanto imprevista conferma alla mia intuizione:
    Tramite la mia fedele cuffia, ho fatto ascoltare al Presidente dell’Istituto per Ciechi di Catania (nato vedente e divenuto cieco in gioventù) alcuni provini di un lavoro binaurale che sto realizzando per l’Istituto, e alle riprese dei quali anche lui aveva partecipato come “attore”, interpretando se stesso.
    Ebbene, egli ne è rimasto stupefatto, poiché gli è sembrato di rivivere esattamente la scena realizzata lì, nel suo ufficio, il giorno prima…
    Ma soprattutto, e qui sta il punto, egli mi ha detto di aver “visto” chiaramente l’attrice entrare (la porta è in fondo all’ufficio, dritto davanti alla sua scrivania) e venire verso di lui fino a poterla toccare… cioè esattamente come si era svolta la scena… Pensa che ha dovuto togliersi la cuffia per verificare che l’attrice non fosse davvero lì davanti a lui!

    Questo episodio ci è sembrato particolarmente esplicativo: un cieco sembra non avere alcuna sensazione di “carenza frontale” nella riproduzione binaurale, anzi tutt’altro!
    Chiaramente farò altri esperimenti con altri soggetti non vedenti, ma temo che il problema sia tutto appannaggio di noi “vedenti”, poiché, come dico spesso: “ascoltiamo male perchè siamo “distratti” dalla vista…!”

    Un caro saluto e tanti sinceri complimenti,
    Franko

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